Giuseppe Lucarini- Riflessioni
Maggio 12, 2008
Dalle elezioni è emersa una forza democratica d’opposizione, un partito che in tutte le regioni italiane ha una rappresentanza che oscilla dal 25 al 50%. Questa è la vera novità. Da li bisogna partire, radicando questo partito e fondando una nuova generazione politica, e cercando di costruirsi una forte rappresentanza sociale, quella adatta ad un partito democratico.
Partire da una opposizione, seria, serena, ferma, responsabile, un’alternativa percepibile e riconoscibile, responsabile ma non per questo meno severa.
Certo. Ho incontrato tante persone deluse in questi giorni, amareggiate.
Non credete a chi dice che aveva capito tutto e lo dice guarda caso solo oggi. La verità è che tutti speravamo almeno un po’ meglio.
Evidentemente Veltroni era riuscito a rimotivare a ricreare un po’ di fiducia, dando una percezione anche superiore alla realtà. E dopo la situazione dell’ultimo anno, con i sondaggi a picco sembrava tanto. Le novità della campagna elettorale erano venute prima di tutto dal PD, costringendo l’altra parte ad inseguire.
Ma le due ultime settimane tutti abbiamo avvertito che c’era una barriera difficile da superare. La barriera del giudizio del paese su un centrosinistra che per ben due volte andava al governo e cadeva prima della conclusione del mandato, la barriera del giudizio su un governo che in meno di due anni è riuscito a caricarsi, per motivi difficili anche da capire, tutte le problematiche degli ultimi dieci anni (Alitalia, immigrazione, sicurezza), la barriera della sensazione di un Veltroni solitario, che non poteva difendere il governo ed allo stesso tempo nei fatti superarlo mettendo in campo le novità, la barriera di un pregiudizio dell’elettorato moderato che ancora non riesce a fidarsi della sinistra italiana, anche quando è moderata ed ha in simpatia il suo leader.
Il caso Roma è diverso. Li abbiamo sbagliato candidatura. Non si candida mai in un Comune un sindaco del passato. Soprattutto dopo un certo Veltroni.
Due anni fa quando siamo andati al governo sapevamo che sarebbe stato difficilissimo con un paese spaccato a metà come la mela dei Beatles, con un Senato senza maggioranza. Forse ci voleva due anni fa più coraggio e prendere atto di questa situazione.
Ed ora? Ora abbiamo due strade. Ricominciare nell’eterna discussione interna, con leadership in eterno contrasto, sempre con gli stessi nomi a muoversi nel sommerso.
Oppure …. Oppure riprender il viaggio da dove siamo ora. Mettersi a disposizione del futuro.
Veltroni deve andare avanti radicare il PD nel paese. Creare le condizioni per un profondo rinnovamento delle persone ed anche dei linguaggi. E noi tutti dobbiamo essere consapevoli che dobbiamo sostenerlo in questo impegno. Disponibili se sarà necessario anche ad una battaglia politica per sostenerlo. Non so immaginare cosa si potrebbe fare altrimenti.
Ci sarà anche il tempo delle alleanze. E’ logico ed inevitabile. Ma le alleanze funzionano fra soggetti forti che hanno concluso un proprio autonomo percorso di riflessione, e per questo sono pronti a riprendere il cammino.
Conosco troppo bene i linguaggi di partito, per non avvertire cosa c’è dietro il dibattito che leggo in questi giorni dentro al PD.
Partito leggero o pesante, alleanze o no. In realtà pretattiche per consolidare posizioni interne.
In realtà nella sconfitta ci siamo tutti, non solo i protagonisti dell’ultimo tratto del percorso.
Ed è ben altro il compito principale che ci spetta. Il punto vero di discussione.
Si è detto che dal 94 la sinistra democratica anche quando ha governato non è mai stata maggioranza solida nel paese. Ma in realtà non lo è mai stata neppure nella prima repubblica.
Nel 2004 addirittura eravamo minoranza. E forse nel 2004, alla fine di quella notte tremenda, avremmo dovuto assumere decisioni diverse. Non si governa con i metodi ordinari, un paese spaccato a metà, non solo nei voti anche negli animi. I leader del nostro album, dico della DC e del PCI, non l’avrebbero fatto. Servivano nel 2004 decisioni di profilo più alto. Date le premesse era quasi scontato quello che è poi accaduto.
Per la seconda volta siamo andati al governo del paese e siamo caduti prima della scadenza.
Possiamo anche questa volta incolpare il candidato chiamato a metterci una pezza o non dobbiamo finalmente utilizzare l’occasione per riflettere a fondo? Mi pare che abbiamo tutto il tempo per farlo.
Il primo punto di riflessione. Tutti abbiamo avvertito nella prima parte della campagna elettorale di Veltroni un ottimo effetto di sparigliamento e di rimotivazione del nostro elettorato, fino a pochi giorni prima, come dire un po’ sconcertato?
Ma le ultime due settimane abbiamo avvertito una barriera difficile da superare. Non solo il giudizio sul governo, ma una barriera più solida più antica, il pregiudizio di un elettorato moderato che non riesce ancora a fidarsi della sinistra italiana, anche quando è moderata e presenta un leader stimato.
Questo è il punto vero. Quando ci presentiamo al governo nazionale, o vinciamo per poco e graqzie all’astensionismo degli altri, oppure perdiamo nettamente.
Come superare questa barriera è il problema vero, storico della sinistra o del centrosinistra in questo paese. Come interpretare gli italiani, con un autonomo progetto senza scimiottare la destra o la lega.
Secondo punto di riflessione. Partito leggero o pesante? Ma leggero o pesante de chè? La forza della sinistra e dei democratici è sempre stato l’insediamento territoriale. Ma il problema è la qualità del nostro insediamento. I nostri iscritti attuali rappresentano davvero la società italiana o comunque quella società che un partito democratico dovrebbe rappresentare?. Qui il discorso è tutto da fare. Sezioni aperte. Ma fateci il piacere. Sono sempre state aperte mentre voi eravate a Roma. Chi parla di partito pesante spesso parla solo del suo pezzo di partito.
Terzo punto: le alleanze.
L’iniziativa di Veltroni è servita per far nascere davvero il PD. Oggi dalle elezioni è emersa una forza democratica d’opposizione, un partito che in tutte le regioni italiane ha una rappresentanza che oscilla dal 25 al 50%.
Da li bisogna partire. Dalla costruzione di un soggetto che si insedia e si candida alla guida del paese. E che si allea sulla base di un accordo serio sui programmi.
Ci sarà anche il tempo delle alleanze. Sarebbe folle non costruirle alle amministrative. Figuriamoci nei piccoli comuni. Ma dobbiamo anche dar tempo alle cose. Le alleanze funzionano fra soggetti forti che hanno concluso un proprio autonomo percorso di riflessione, e per questo sono pronti a riprendere il cammino. Se possibile, su accordi chiari, insieme.
Non so se Veltroni sarà il leader anche fra cinque anni. Ma so che adesso a lui dobbiamo dare il compito di andare avanti e sono convinto che ogni prospettiva diversa sarebbe suicida.
Soprattutto a lui spetta il compito di radicare il PD e di porre le condizione per una nuova generazione politica.
GIUSEPPE LUCARINI
Assessore Provincia Pesaro e Urbino
Incontro il 14 maggio
Maggio 12, 2008
Vorrei innanzitutto ricordare ancora l’Incontro del Gruppo di LibertàEguale di PU, convocato per MERCOLEDI 14 Maggio alle ore 21 a Pesaro c/o la 2° Circoscrizione (Zona 5Torri) per valutare la situazione e le Iniziative da realizzare nei prossimi (prossimi) tempi
Colgo anche l’occasione per segnalare il post su questo blog di Giuseppe Lucarini (Assessore Provinciale). Una Nota che mi sembra un segno della voglia di dire, senza chiudersi nelle posizioni di…..opportunità!
Voglio dire e poi finisco, che invece si colgono tracce di collateralismo di sistema, nella informazione. Marco Travaglio in TV, (che ho avuto modo di sentire alla trasmissione televisiva di F. Fazio), ha detto, (alla Travaglio), ed ha scritto in un suo Libro, di conoscenze tra una carica dello Stato e personaggi della Mafia. Se fossero vere, queste cose si possono dire, oppure è il caso di auto-montarsi il silenziatore?? Vi invito caldamente ad essere presenti MERCOLEDI all’Incontro di LibEg.