Quell’amalgama non riuscito
Febbraio 23, 2009
Come sempre esordisco con l’impegno categorico a non dilungarmi. Eppure in questo caso, sarà molto impegnativo, perchè scrivere del perchè il PD è giunto a tal punto, ed esprimere in sintesi la mia opinione sulla “soluzione” che si è trovata, è un impegno notevole. Nella fase costituente del PD, ho fatto attivamente parte dell’Area Bindi, non certo per particolare senso di vicinanza, quanto per contrarietà, al “bulgarismo” che mi pareva caratterizzasse, ed ha caratterizzato, l’intera Area Veltroniana, nelle sue diverse componenti. I segni della presenza dell’apparato, e degli apparati dei Partiti fondanti, si sono visti tutti dal primo momento.
Ho scritto e riscritto degli stessi leader politici con le magliette diverse. Di cultura della cooptazione, e di una Logica Politica, ancora fatta, tutta di referenti e amici/amiche, piuttosto che di “capacità”. Ho voluto credere di volta in volta, pur manifestando i dubbi, di volta in volta, agli impegni che il Gruppo Dirigente si prendeva, in nome della comprensione, “loro”, della necessità di costruire il Partito a misura di esigenze della base.
Il 19 dicembre scorso, mi sono seguito la Dir. Naz.le, e quella “tregua armata” finale, sembrava una soluzione possibile, sebbene i giornali, La Repubblica in testa, scrivessero che non si era fatto alcun passo davvero importante. E avevano ragione. Poi da dopo le Feste Natalizie, punto e a capo. Le vicende le conosciamo tutti, una dopo l’altra, e la perdita di credibilità, l’esaurimento del “Sogno” lo abbiamo vissuto in tanti, incredibilmente increduli, che questo Gruppo Dirigente, questi Leader, Centrali e Locali ”non capissero quale guaio stessero combinando. Siamo giunti ad oggi. Come tanti, sono “entrato” all’Assemblea Naz.le con lo stato d’animo del non c’è più nulla da fare, e ne sono uscito, con la sensazione che Franceschini, al quale in partenza non davo credito per nulla, per ovvie ragioni, (non rappresentabili quì) ha detto cose condivisibili. Quali? Che azzera tutto, che coinvolge altri Livelli, che non media con nessuno le sue decisioni, che Berlusconi è inadeguato alla nostra Società complessa. E’ stato un’altro risultato “bulgaro”. E fatta? Ci siamo? Partiamo dopo tanti mesi di ritardo alla formazione del PD che molti di noi avevano in mente? Speriamo! Ma quì si parte da un punto di credibilità bruciata.
E’ più facile non crederci che il contrario. Perchè? Perchè i gruppi Dirigenti Territoriali, “di nuova generazione” che presumibilmente saranno l’ossatura della nuova riorganizzazione di Franceschini, se ci sarà per davvero, sono, per lo più, quelli Cooptati. Se non sono direttamente i Potentati Locali di DS e Margherita che si sono eletti loro stessi a Capo delle Strutture Territoriali, sono quelli che quei Potentati hanno voluto in quei posti, solo per far finta di rinnovare, perchè dietro sono rimasti “loro”, sempre, a tirare le fila, ed i fili delle cose. Quindi? Diamo fiducia oppure non c’è più nulla da fare, per via di un Peccato Originale della fase Costituente? Non Lo So! Tendo a propendere per questa lettura. Ci saranno giorni di ripresa della fiducia, come già è stato in altri passaggi, in questi mesi, di apparente ripresa, poi la natura ancora fortemente confusa, delle posizioni Politiche più valoriali del PD, riaprirà “la dialettica interna” sacrosanta sia inteso, ma…. temo che il PD possa non farcela. Avevo detto nei mesi passati, sopratutto dopo la delusione vissuta a proposito dell’Area Bindi, e delle sue “dialettiche interne” - ”speriamo che Veltroni ci stupisca”. I suoi interventi sul rinnovamento mi facevano sperare, speravo che ci riuscisse, sebbene mi guardavo intorno e vedevo altro. Ora per l’ultima volta, mi vien da dire “speriamo che Fanceschini ci stupisca”. In cuor mio però, penso che da noi, voglio dire in Italia, non sembra ancora maturo il Progetto di amalgama tra Cattolici e Sinistra riformista, Socialista democratica. E sono più portato a pensare che pur dovendo dialogare strettamente, con l’area dei “Cattolici progressisti”, sia più “opportuno” ricostruire un Partito della Sinistra Riformista ed intelligente, da riprogettare proprio sulle stesse basi del rinnovamento e apertura, che avrebbe dovuto caratterizzare il PD, piuttosto che continuare a tentare interminabili ricuciture, snervanti e poco comprese. Ancora una volta, mi vien da dire l’ultima, vediamo che accade.
Febbraio 24, 2009 at 11:27 am
Alla fine ha vinto il Gattopardo, cambiare tutto per non cambiare niente.
Secondo me Veltroni avrebbe potuto essere il nostro piccolo (piccolissimo) Obama. Ho seguito la sua campagna elettorale durante le politiche. Ho assistito al suo intervento quando è venuto a Pesaro all’Adriatic Arena, mi sono quasi emozionato, sentivo dire da un politico finalmente le parole che avrei voluto dire io.
Lo Yes, we can copiato in Si può fare è stato svuotato. Ho ascoltato le voci di chi è andato a votare il PD nelle politiche ed è uscito dal seggio già deluso. Ho letto il secondo motto di Obama Change, we need e l’ho avvertito completamente rovesciato da Veltroni. Cambiare si può…sì…ma non si è voluto.
Credo che questo PD abbia un debito enorme con i propri elettori. Un debito di illusioni perdute. Io non so che fine farà e sinceramente non so neanche come alla fine pagherà questo debito. So però che alla fine lo pagherà con tutti gli interessi.