Vanity Fair

aprile 19, 2011

E’ da giorni che mi brulicano i pensieri a riguardo, eppure ho rimandato e rimandato perché, i pensieri appunto, non quadravano, non si delineavano, non si profilavano come avrei voluto. E non è neppure semplice l’argomento, da proporre. Ma una serie di episodi mi hanno spinto a rompere gli indugi, con la speranza che scrivendo, si venisse a formare il profilo giusto del pensiero.

Detto ciò, devo un paio di brevi premesse, soprattutto a chi su queste cose mi ha già sentito dire.

la prima 1) E’ che io non mi iscrivo al gruppo dei Pessimisti, piuttosto perdo tempo ad osservare, a cogliere i Processi Sociali direi, e la cosa mi piace. Credetemi è piacevole essere bombardati dalle sensazioni, relativamente ai fatti che accadono, e poter poi raccontare sensazioni e fatti.

la seconda 2) E’ che se scrivo di ciò che osservo, lo faccio ad uso del Tempo che passa, e mio, …che passo nel tempo. (Sic!)
Mi pare, che stiamo vivendo un’Epoca, dal punto di vista SocioCulturale, e dei cambiamenti di Costume della Società, che qualunque sia l’opinione che si ha a riguardo, se i Sociologi ed i Filosofi dovessero scrivere ancora sui mutamenti del Pensiero Sociale e della Cultura, questa nostra Epoca, un suo richiamo storico, dovrà averlo di certo in quegli Scritti, perché comunque sia, a mio parere, si tratta di una fase, di un passaggio, che lascerà il suo segno.

Lungo questo percorso dei cambiamenti di Costume e Mentalità Sociale, ho in mente, a partire dalla prima metà degli ani ’80, alcuni passaggi significativi, che qui ripropongo in estrema sintesi, che mi paiono, ovviamente, abbastanza propedeutici, discontinuità comprese, alla nostra condizione odierna. Mi rendo conto, rileggendo e correggendo, che alcuni Concetti sono davvero essenzializzati e semplificati, per essere raccontati, fin quasi al punto di non essere più veramente rappresentativi dei fatti, per come si sono sviluppati, ma si tratta del conflitto insanabile tra Complessità e Semplificazione, conflitto che comunque va portato a sintesi, se si vogliono raccontare cose. Come si dice, la Mappa non è mai il Territorio, e quindi chiedo scusa dei rabberciamenti del racconto, e dico ciò che mi è sembrato sia accaduto in questi anni, fino a giungere ad oggi.

o) Nella prima metà degli anni ’80, vivemmo il passaggio dalla fase “Strutturalista” della fabbrica, e della forza dell’Economia della Produzione, con appunto tutto il suo pesante strutturalismo culturale, che ancora reggeva all’inizio degli anni ’80, al “Post Industrialismo”. Almeno così fu a Milano e nell’Italia del nord industrializzato, con l’avvento e la crescita dell’Economia dei “Servizi” sul fronte economico, mentre sul versante Socioculturale e del Pensiero di massa, si delineò e si definì, la “fase del riflusso sociale”, che seguiva agli anni del terrorismo di fine ’70.

o) Di Società del “Riflusso”, del “Disimpegno”, e della leggerezza sociale, ne parlarono i Sociologi, fino a Tangentopoli, prima metà degli anni ’90, anni in cui, pure in un contesto economico sempre più “Post Industriale”, con le Imprese dei Servizi che avevano occupato gran parte delle aree industriali che a Sesto San Giovanni erano state delle grandi Aziende metalmeccaniche e siderurgiche, e senza più quella “Società di mezzo” che Giuseppe De Rita, descrisse con precisione sociologica assoluta, un nuovo Soggetto Sociale, la “Società Civile”, “la Gente”, divenne il riferimento teorico di quell’Area Sociale critica, che resisteva al Disimpegno, ed al Riflusso nel privato. Tutt’intorno però, si parlava di Craxismo, giunto a maturazione, quale nuovo paradigma socioculturale, che era penetrato nel Pensiero di massa, infatti, ora per allora, il Craxismo, non fu principalmente una concezione della Politica, e/o delle alleanze Politiche, fu piuttosto, una forma di cambiamento del Pensiero, dei Costumi, della Cultura Sociale e Politica del Paese.

Mi tocca qui un’azzardo, che forse dispiacerà ad alcuni tra i lettori di questo scritto e non ad altri.

Craxismo e Berlusconismo, oggi si può cogliere abbastanza bene, sono state fasi temporali diverse, di un Discorso che nel suo sviluppo, e nella sua continuità, ha molto in comune. Molto ma non tutto, semplicemente perché Craxi, e lo dico a ragion veduta, non era “disinvolto” e “libero dai lacci e lacciuoli culturali” come oggi è Berlusconi. Craxi era uno smantellatore del Sistema Costituito, degli Equilibri Storici Determinati, ma uno smantellatore di Cultura novecentesca, con tutti i retaggi culturali, e strutturalisti, del suo tempo e del suo Contesto Culturale.
o) La fase che segue, è quella dell’avvento e degli anni del Berlusconismo, intendendo per tale, sul versante Sociologico, una Concezione dei Rapporti Sociali e Culturali, ed anche Economici, in cui l’azione Politica, è il tratto minimale, in quanto solo funzionale al ruolo di Potere.

Dunque, una concezione di derivazione Craxiana, che evolve, e oggi si connota in se per se.
La fase della concezione Berlusconiana della Società, maturata, diffusa, e ormai giunta a noi, mi pare l’unica vera fase, dagli anni ’80 ad oggi, che ha prodotto, e sta producendo, strappi e discontinuità, un salto di paradigma connotativo. Bene o male che sia. Che piaccia o meno.

Un riaccadimento di fatti, mi fa annotare che il Craxismo, come il Berlusconismo, diventano “senso comune” sociale, maturano, e vengono quindi assorbiti dalla Società, in quella che è la fase terminale del ciclo di potere di Craxi e Berlusconi, confermando quindi il loro carattere di Processo.
Con il Berlusconismo ormai maturato, consolidato, e oggi assunto socialmente, le Cose, la Cultura, il Pensiero, l’Organizzazione Sociale, anche l’Organizzazione Economica, stanno cambiando forma, si stanno trasformando profondamente e paradigmaticamente direbbero i Sociologi. E aggiungo, per come si usa dire, non per il Berlusconismo in se, ma per il Berlusconismo in me.
Dallo Strutturalismo Culturale novecentesco, con ancora qualche raro lacciuolo Etico, che si è colto fino al periodo delle grandi Ristrutturazioni Industriali degli anni ’80, alla forma dell’Effimero diffuso, che si fa Modello Organizzativo della Società. E pure il Sistema Amministrativo ed Economico, che pure deve competere, mi pare inficiato di questo connotato di effimera leggerezza.
Certamente, lo so bene anch’io, che non è solo il Berlusconismo italiano, a determinare un passaggio di fase così significativo in termini di Forma Sociale. La Globalizzazione ed i Media, e quindi le Tecnologie di Comunicazione di Massa, e tutto quanto è Sistema Culturale, sono fattori molto importanti del cambiamento in corso, ma nel contesto Italiano, questo Processo, mi pare si viva con maggiore intensità che in altri Paesi, anche dell’area Europea, perché risente molto dell’apporto della Concezione Berlusconiana a questa ri-strutturazione del Pensiero Sociale.
E continuo a definirla Berlusconiana, a rischio di apparire banale e fazioso, perché penso, che Silvio Berlusconi, stia dando un suo grandissimo contributo al mutamento del Senso Comune, Civico.
o) E’ l’Epoca del Vanity Fair, che prima ancora che riferita al Magazine, non a caso di riferimento per una fetta di popolazione che si pensa evoluta e acculturata, si pensa; mi è apparsa, come la definizione meglio rappresentativa dell’attuale Strutturazione Sociale, Culturale, di Costume, ed Economica, nella sua forma friendly e family, leggera, evanescente, variabile e mutabile, almeno qui da noi in Italia, mentre non è così, nella stessa misura, e con la stessa intensità, in altri Paesi, anche Europei. E pure lo “strutturale” Sistema Economico e delle Imprese, per loro natura competitivi, si sono fatti semplificati, in qualche caso si sono specializzati, ma specializzati non significa complessi, mentre si sono fatti leggeri e mutabili il Recruitment del Personale, il Sistema Educativo e della Formazione.

A questo punto, per forza di cose concludo, perché mi sono reso conto, che ciò che avrei voluto portare alla mia attenzione, delineandomi come si manifesta quotidianamente questo nostro odierno Ambiente SocioCulturale, alleggerito dai vincoli della Cultura Novecentesca, e reso quindi leggero, mutabile, e variabile, controvertibile su qualsiasi Principio, comincia da qui, e tutto quanto ho scritto fino ad ora, altro non è che la contestualizzazione di quanto dovrei cominciare ad annotare.

Chiudo qui, e ripartirò da qui semmai, non nascondendomi un dubbio ed un Pensiero finale.
Da noi, si occupano ormai due sponde, una è quella degli ancorati ai Principi Etici e “Costituenti”, quindi per questo Conservatori, sull’altra, stanno coloro che, considerando loro stessi Moderni ed Evoluti, pensano che molti di quei Principi siano da rimodellare, e li strapazzano con leggerezza e mutabilità, in nome della Modernità, negando valore alle Parole ed ai Fatti. Ho sempre considerato di non essere un Conservatore! Invece pare, che io sia tale. Oppure c’è un equivoco!

Gioacchino Guastamacchia

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